Sede

Il Teatro Santa Cecilia, inaugurato il 28 ottobre 1693, è stato il primo edificio attrezzato in Sicilia appositamente costruito per essere un teatro d’opera, secondo il modello dei teatri pubblici veneziani, creato nel 1637 con l’apertura del Teatro San Cassiano. Come i teatri veneziani, il Teatro Santa Cecilia presentò sin dall’inizio la tipica struttura del teatro all’italiana, a forma ellittica diviso all’interno trenta palchi divisi in tre ordini, cui si accedeva con delle scale “a babbalucio”, ossia a chiocciola. C’era anche un’ultima fila di palchi finti, solo dipinti a trompe-l’oeil. Ogni palchetto si affacciava sulla sala con un parapetto in legno decorato. Al centro stava un palco destinato al viceré, sovrastato dalle sue armi. In platea stavano 26 panche di legno, per un totale di circa 250 posti. Il palcoscenico era in legno, vuoto al di sotto per ottenere una migliore acustica ed occupava un’area di circa 250 m2 . L’orchestra prendeva posto davanti al palcoscenico, alla vista degli spettatori. L’illuminazione avveniva attraverso una grande lampadario centrale ed una cinquantina di torce, sparse per l’edificio in appositi porta-torce. L’aspetto esteriore non aveva nulla della magnificenza che oggi colleghiamo al teatro d’opera: l’edificio era piuttosto anonimo ed infatti i restauri successivi tenteranno di dotarlo di una facciata più dignitosa. Dall’apertura e fino ai primi dell’Ottocento, il Santa Cecilia fu il teatro più importante dell’isola e visse un grande splendore, ospitando stagioni d’opera regolari con lavori dei più importanti compositori italiani e cantanti di rilievo. Dopo l’apertura del Politeama Garibaldi (1874) e del Teatro Massimo (1897), i teatri d’opera minori persero la loro ragione di esistere. Erano troppo piccoli sia per contenere un pubblico sempre più numeroso e diversificato, sia per le nuove esigenze della scenotecnica e delle orchestre. I rifacimenti ottocenteschi non riuscirono a frenare il decadimento artistico del teatro, che era ormai stato soppiantato dal Teatro Carolino (poi Bellini), sorto nel 1809 con criteri più moderni ad opera dell’ingegnere regio Niccolò Puglia. Il Carolino, a sua volta, prendeva il posto di un più antico teatro dei marchesi Valguarnera, che dalla metà del Settecento aveva fatto concorrenza al Santa Cecilia. La seconda metà dell’Ottocento segna per il Santa Cecilia un declino sempre più rapido – nel 1865 fu trasformato in Café chantant e in seguito ospitò un Museo delle cere – fino alla definitiva chiusura nel 1888. L’edificio fu dapprima assegnato come magazzino all’Ospedale civico e poi venduto alla Società Ferri e Metalli che lo smantellò completamente, demolendo i palchi, la scena, il pavimento in marmo rosso. Dal 1954 al 1978, ormai ridotto ad un parallelepipedo vuoto, fu usato come negozio dalla ditta Guajana, che lo aveva rilevato. Poi una luce improvvisa: nell’ottobre 1987 Beno Mazzone, direttore del Teatro Libero, riesce a farlo rivivere per tre sole sere, mettendovi in scena Bobok dal racconto omonimo di Fëdor Dostoevskij, con Mario Scaccia. Questo piccolo miracolo riaccende l’interesse per uno spazio teatrale perduto: l’anno dopo la Regione Siciliana lo acquista, nel 1991 i lavori vengono affidati al Centro Regionale per il Restauro e procedono (non senza intoppi) fino all’assegnazione alla Fondazione The Brass Group nel 2010.